IL PANE DELL’ATTESA. Luci e profumi del Natale: “Un pasto che educa”

Durante le giornate eucaristiche in cui molti si sono seduti alla mensa di Gesù, attorno alla sua tavola e al suo pane, per adorarlo e ringraziarlo, ma anche per imparare da lui, ci siamo imbattuti su una riflessione dal titolo: “Un pasto che educa”. E’ il pasto dell’Eucaristia che educa ai verbi e alle azioni più grandi della vita.
Questo titolo mi ha fatto anche pensare a quante cose abbiamo imparato a tavola. Da bambini fino ad oggi. Abbiamo imparato spesso senza accorgerci, senza pensare che anche lì eravamo “a scuola”, che stavamo acquisendo delle attitudini, delle capacità della vita molto importanti.

Ecco questo esercizio di memoria lo possiamo fare tutti: cosa abbiamo imparato mangiando? Ad esempio abbiamo imparato i gesti dell’ospitalità e dell’accoglienza (magari ancora oggi ripetiamo gesti che abbiamo visto fare da bambini) oppure l’importanza di rendere il pasto un momento di incontro e di dialogo oppure ancora abbiamo scoperto quanto il pasto sia capace di unire (oggi ad esempio il pasto per la mia famiglia come per tante altre è l’occasione per riunire tutti i fratelli e le sorelle con le proprie famiglie). Abbiamo imparato anche a servire e a guardare oltre il nostro piatto, perché chissà quante volte ci hanno detto: “Oggi tocca te sparecchiare”, “chi va a prendere l’acqua?”, “mi passi il pane?”. Forse abbiamo imparato anche a non sprecare, a condividere o a pregare per ringraziare del cibo. 

La proposta dell’Avvento “Il pane dell’attesa” ci aiuta a vivere in modo rinnovato il nostro stare a tavola, gli dà il giusto valore.

La tavola è stata e può essere ancora oggi un’ottima scuola per imparare i grandi verbi della vita: accogliere, incontrare, dialogare, unire, servire, non sprecare, condividere e pregare.

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